
Il termine “mecenate” discende da Gaio Cilnio Mecenate, un ricco personaggio vissuto tra il 68 e l’8 a.C. che fu fidato amico di Augusto al quale, dopo la battaglia di Azio (31 a.C.) e la fine delle guerre civili, fornì un importante aiuto nella costruzione dell’immagine del princeps.
Mecenate aveva infatti costituito un circolo in cui erano riuniti artisti e intellettuali del calibro di Virgilio, Properzio e Orazio, che poterono dedicarsi alle arti grazie al suo sostegno, economico e non solo. Quasi a compensare la protezione e gli aiuti materiali ricevuti da Mecenate, tuttavia, i poeti erano tenuti a conformarsi alla politica augustea e a dedicare almeno una parte della loro produzione alla celebrazione degli ideali, morali e civili, propugnati dal princeps: basta pensare, per esempio, che l’Eneide di Virgilio rappresenta in pratica il mito delle origini della casa dei Giulii.
Famosi mecenati sono stati personaggi del calibro di Lorenzo de’ Medici o Peggy Guggenheim, alla quale molti artisti moderni sono debitori. Il mecenatismo consiste dunque in un aiuto economico finalizzato a favorire la produzione e lo sviluppo delle arti, delle lettere e delle scienze.
Nel caso di Crecchio l’intervento di mecenati ha contribuito a sostenere la scienza archeologica perché il restauro dei materiali restituiti dagli scavi, spesso in condizioni assai precarie, è il primo passo verso la lettura degli oggetti e la ricostruzione delle storie che dietro a tali oggetti si celano.
Questa esposizione di corredi venuti alla luce nella necropoli di S. Maria Cardetola è dedicata al loro prezioso contributo e a quanti hanno collaborato in vario modo alla riscoperta del passato di Crecchio.
L’area archeologica di S. Maria di Cardetola
Numerose sono le testimonianze di epoca preromana venute alla luce nel territorio di Crecchio a partire dal 1844, quando fu scoperta la stele arcaica conservata a Napoli (Figura 1). Il borgo attuale sorge su un antico insediamento, mentre sull’altro lato della valle del fiume Arielli c’è uno dei siti più significativi: Santa Maria Cardetola (Figura 2).
Le indagini, iniziate qui nel 2015 grazie ad una collaborazione tra la ex Soprintendenza Archeologia dell’Abruzzo ed i volontari dell’Archeoclub con il coinvolgimento di archeologi professionisti, hanno permesso di documentare l’esistenza di un antico abitato, di un santuario e, soprattutto, di una vasta necropoli in uso dal VI al III secolo a.C.
La necropoli è attribuita ai Frentani, una popolazione di stirpe sannita, come ricordava ancora Strabone (Φϱεντανοί Σαυνιτικὸν ἓθνος, Strab. VI 4.2), che però è attestata nelle fonti antiche solo a partire dal IV sec. a.C. Essa è infatti una delle entità tribali nate in età tardo-arcaica dalla disgregazione, forse per motivi politici, delle genti safino/sabine che abitavano nell’Italia centrale almeno dall’VIII secolo a.C.
Le tombe sono organizzate in gruppi di forma pseudo-circolare, a suggerire la presenza di tumuli distrutti dall’agricoltura moderna che ha risparmiato solo le sepolture più profonde. Le singole tombe, costituite da fosse rettangolari profonde oltre 2 m, erano scavate nel terreno geologico e poi riempite di terra e pietre poggiate sulle tavole lignee, oggi scomparse, che un tempo proteggevano i corpi e gli oggetti di corredo. La vita del sito sembra poi continuare in epoca romana, una fase per ora ancora poco documentata




